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Grato per la riflessione che hai voluto proporre

Dom, 16/04/2017 - 14:35
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La controversa campagna di tesseramento recentemente attuata dal Partito Democratico ha prodotto lo sfogo del vicensindaco di Roccella Jonica Vittorio Zito, le cui riflessioni sono state accolte sulle pagine del nostro giornale la scorsa settimana. La ricostruzione dei fatti operata da Zito, la scorsa settimana, ha stimolato quella di un altro militante di rilievo del PD. Ci riferiamo al dirigente scolastico Vito Pirruccio, che quei fatti del 2009 narrati da Sito li ricorda un po’ diversamente.
Carissimo Vittorio, penso ti faccia piacere sapere che la riflessione che hai voluto avviare con il tuo articolo su Riviera smuove la mia curiosità di semplice militante con la tessera. Sia perché mi sta a cuore il progetto politico del PD, sia perché il presente e il futuro del PD passa dalla capacità di tutti noi di sottrarlo, nel più breve tempo possibile, alle diatribe personali che lo attanagliano sin dalla sua nascita. Lo spettacolo offerto dal PD nazionale, con navigati dirigenti politici alle prese solo con rancori personali, depone male se, al più presto possibile, non si mette la dritta a un partito che in nome della dialettica democratica non deve mai sfociare nel rancore: una comunità politica può dividersi sulle idee, sui programmi, sui progetti, mai deve, però, pararsi dietro parole di facciata per scatenare rivalità personali. Chi ha a cuore la tenuta democratica del nostro Paese, oggi non può non guardare al PD con tutti i suoi difetti e le sue cadute che ci stanno e che sono io il primo a non negare.
Non posso che condividere il tuo rammarico e quello di coloro i quali protestano per il mancato rilascio della tessera del PD e per l’impossibilità di votare, come iscritti nella tornata elettorale interna al partito. Sbagliano i compagni e gli amici dirigenti della sezione di Roccella Jonica a tenere questo permanente stato di rancore. Errori, nel lontano e recente passato, li abbiamo commessi tutti (anche tu, carissimo Vittorio), ma non è possibile mantenere questo stato permanente di incomunicabilità e non arrivare a un chiarimento. L’essersi uno schieramento rinchiuso nel crogiuolo della promozione degli elettori e l’altro nella titolarità della tenuta dello scettro sezionale non ha fatto altro che rinviare sine die quel chiarimento che mai potrà avvenire e mai potrà incanalarsi dentro un processo dialettico virtuoso. Un problema che non può essere sciolto invocando l’intervento “utile” di qualche dirigente provinciale. Primo perché non mi pare ci siano in giro “dirigenti” di tale spessore che abbiamo a cuore la tenuta del partito nei territori; secondo, maturità politica imporrebbe ai “dirigenti locali” di farsi carico del chiarimento in loco senza attendere, come tanti minori non emancipati, il sostegno del tutor esterno. E a questo punto, ti riporto alla storia da quel 2009 in poi che tu giustamente hai voluto, seppure a modo tuo, raccontare. Sono sicuro che tu voglia seguire il mio ragionamento senza appellarti alla cartina di tornasole dei successi elettorali della tua/vostra proposta politica che ci sono tutti e nessuno può negare.
Nel 2009 si è consumato il vulnus che ha dato avvio a quell’atteggiamento rancoroso che, ancora oggi, attanaglia la sezione roccellese. Parlo di quella parte “storica” che si è posta in rottura rispetto a “Roccella prima di tutto” e non includo coloro i quali sono rientrati nel 2014 con intenti barricadieri.
Nel 2009 i fatti non sono andati come tu li hai intesi rappresentare. Se, come spero, c’è in te la volontà di rimuovere le cause dell’incomunicabilità odierna, devi convenire sulla ricostruzione veritiera dei fatti del 2009 che ti documento io dal momento in cui, allora, sono stato chiamato all’unanimità dal partito roccellese a coordinare il PD.
Nel 2009, bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, si chiudeva il decennio di riscatto della politica amministrativa della città con risultati che sono ancora sotto gli occhi di tutti, non come dici tu che “il PD aveva sostanzialmente guidato per 10 anni”, sia perché non c’era ancora il PD, ma soprattutto perché il motore e l’anima di quel riscatto non sono state le varianti politiche pre-PD, ma un uomo come il Sen. Sisinio Zito, a cui Roccella deve molto. Meriti che personalmente ho sempre riconosciuto pur avendo avuto con lui momenti di duro scontro politico. Riconosco al sen. Sisinio Zito tantissimi meriti, ma quel vulnus del 2009 si è consumato per sua precisa responsabilità e con tuo/vostro convinto sostegno. Mi dispiace dover parlare di responsabilità politiche addebitabili a chi non è più in mezzo a noi e non può rispondere con la verve che lo ha sempre contraddistinto negli scontri politici, ma se accetti questo mio scritto rivolto a te, non solo come autore della riflessione avviata, ma come suo erede di quella stagione amministrativa, devi convenire che il senatore ha avuto un atteggiamento provocatorio di rottura e non ha mai inteso favorire la ricomposizione del PD roccellese come partito plurale e dialettico quale, secondo me, deve essere il PD anche a livello locale, se vuole portare a maturità il processo di rappresentare la casa comune del riformismo in chiave di centrosinistra.
Nel 2009 su iniziativa dell’on. Mimmo Bova e del sen. Sisinio Zito, i due esponenti più significativi della nostra coalizione, mi viene proposto l’incarico di segretario del PD di Roccella Jonica. Sia ai due esponenti politici sia mediante una lettera indirizzata agli iscritti e ai simpatizzanti del PD, prima della ratifica dell’elezione, posi come condizione per l’accettazione della guida della segreteria che venisse praticato il metodo delle PRIMARIE DI COALIZIONE per la scelta del candidato a sindaco, non essendo possibile per legge la ricandidatura del senatore e non esistendoci sul tappeto una candidatura unitaria e condivisa da tutti i gruppi della coalizione. Inoltre pretesi che, una volta deciso il candidato con il metodo delle primarie, tutti i partiti facessero proprio il candidato uscito vincitore dalla consultazione. Precisazione quest’ultima ovvia, ma, non a caso, rafforzativa della volontà di sottrarre la designazione o da indicazioni personali o, peggio ancora, da giochetti di piccolo cabotaggio che, allora come oggi, albergano per immaturità democratica durante le elezioni primarie. Per quanto mi riguarda, ieri come oggi, con tutti i difetti emersi, le primarie rappresentano l’unico metodo che sottrae il confronto dall’imbuto inconcludente delle trattative stile Prima Repubblica.
L’on. Mimmo Bova stette ai patti, il sen. Sisinio Zito, invece, accettò solo a parole di far svolgere le Primarie di Coalizione e lavorò per logorarci. Al tavolo tecnico costituito per preparare il Regolamento delle Primarie inviò il fidato Vincenzo Bombardieri che, da freddo a bravo esecutore di missione ostruzionistica, si prese la briga di preparare la bozza del regolamento, di apportare le modifiche ad articoli e comma, di sottoscrivere la bozza ultimata, di fissare, persino, l’appuntamento per l’organizzazione delle primarie, infine, di non presentarsi senza addurre motivazione alcuna né prima né dopo… In pratica, si prese la briga di prenderci per i fondelli e portaci alle primarie solo con la parte di PD rimasta e con i compagni di Rifondazione e Comunisti Italiani. La storia sai benissimo come andò a finire, non solo come risultato delle primarie, ma come consultazione estesa ai cittadini che si “riconoscevano nella coalizione”, con tutte le tattiche e le strategia che l’hanno caratterizzata. Ma questa è un’altra storia…
Questa la storia del vulnus 2009 da cui scaturisce quel rancore personalistico che perdura immotivatamente, ormai, fino ad oggi. Se siete arrivati, come tu dici, “ad abbandonare il circolo promuovendo una lista civica” ve lo siete detto nel circolo privato di “Roccella prima di tutto”, in barba ai comportamenti leali che si devono principalmente a coloro i quali vengono proposti e scelti come compagni di viaggio.
A proposito, tutta questa cronistoria del vulnus è documentata e conservo come cimelio di slealtà copia dell’atto scritto e sottoscritto dai partecipanti al tavolo per il Regolamento delle Primarie di Coalizione 2009. Naturalmente, nulla quaestio sugli esiti elettorali inappellabili, ma che non possono essere elencati per relegare in secondo piano comportamenti sleali che non giustificano certamente le sconfitte elettorali, ma che non possono passare come medaglie da spillare sul petto dei vincitori.
Ultima riflessione, se non ti/vi ho stancato.
Le vittorie, lo si rimprovera spesso e a ragione a Renzi, candidato che ho con convinzione votato e che, come te, voterò il 30 aprile prossimo, impongono degli obblighi ai vincitori: dall’alto del riconoscimento elettorale è umanamente più facile mettere da parte l’atteggiamento di sfida e di superiorità, indossare l’abito dell’umiltà e farsi promotore di riconciliazione e di ripartenza comune. Se noi sconfitti dalle urne (in pratica noi – mi metto pure io - asserragliati nel fortino della sezione roccellese), non siamo capaci di liberarci dal rancore dovuto per le sconfitte patite, avviate Voi un processo di disgelo e ritorniamo alla dialettica leale della politica. La storia, anche quella minuta, è maestra di vita non solo per gli sconfitti, ma anche per i vincitori.
Voglio, pertanto, interpretare in questa chiave di disgelo dialogante il tuo scritto e non come l’ennesima chiamata in campo del salvatore esterno di turno che, se effettivamente esiste pensa ai suoi destini personali e non alle vicende della sezione PD di Roccella Jonica.

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Con stima, Vito Pirruccio

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